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Annamarea
io mi dico è stato meglio lasciarci...
 
 
 
 
           
       

GIUGNO '73

Tua madre ce l'ha molto con me

perché sono sposato e in più canto

però canto bene e non so se tua madre

sia altrettanto capace a vergognarsi di me

La gazza che ti ho regalato

è morta, tua sorella ne ha pianto,

quel giorno non avevano fiori, peccato,

quel giorno vendevano gazze parlanti.

E speravo che avrebbe insegnato a tua madre

a dirmi "ciao come stai",

insomma non proprio a cantare

per quello ci sono già io come sai.

I miei amici sono tutti educati con te

però vestono in modo un po' strano

mi consigli di mandarli da un sarto e mi chiedi

"Sono loro stasera i migliori che abbiamo"

E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di mimosa

nell'imbuto di un polsino slacciato.

I miei amici ti hanno dato la mano,

li accompagno, il loro viaggio porta un po' più lontano.

E tu aspetta un amore più fidato

il tuo accendino sai io l'ho già regalato

e lo stesso quei due peli d'elefante

mi fermavano il sangue

li ho dati a un passante.

Poi il resto viene sempre da sé

i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati

io mi dico è stato meglio lasciarci

che non esserci mai incontrati.


Dura partita coi ricordi,
per ora vincono loro...

 
20 ottobre 2007

Film bianco

[…è con totale mancanza di pudore mi permetto di rubare il titolo al famoso (?) film di Kieslowski…]

E’ passato molto tempo, ma di cose ne sono successe poche, se escludiamo una fugace riapparizione del fantasmino ed un breve periodo di vacanza, a settembre.

Nessuna delle due cose è però riuscita a frenare una sorta di caduta libera, un rotolamento sempre più in basso, che mi ha risucchiato in un vuoto fatto di confusione, profonda insicurezza… cibo… vuoto.

Ora però mi sembra di avere un po’ rallentato, o semplicemente ho raggiunto il fondo, anche se a volte resta l’impressione di essere la spettatrice di una vecchia pellicola vuota (me stessa!) che mi scorre davanti, e sullo schermo bianco appaiono solo i segni del tempo, graffi e rigature, piccoli lampi di luce.

Il tempo passa e nulla accade.

Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)




permalink | inviato da Annamarea il 20/10/2007 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


 

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